Parrocchia
MARIA REGINA MUNDI
Nichelino (To)
interno chiesa

Don MARIO AVERSANO

Eccomi qui: sono stato ordinato sacerdote nella diocesi di Torino nel 1999, ma la mia storia comincia a Carmagnola (TO) nel 1974 dove vivono ancora mia sorella, mio papà (napoletano) e mia mamma (sarda): l’incrocio fra esperienze e culture diverse hanno dato colore e sapore alla mia vita, regalandomi il gusto per la scoperta e la novità. Cresciuto nella parrocchia della Collegiata, nonostante la positività di quell’esperienza, diradai nel tempo la mia partecipazione alla messa domenicale e alle proposte dell’oratorio, fino a quando – ricevuta la Cresima – mi diedi alla “latitanza”. Negli ultimi anni del liceo, grazie allo studio della filosofia e alla maturazione di alcune profonde amicizie, sentii l’esigenza di ritornare a Dio e accettai la proposta di inserirmi nuovamente nell’ambiente della parrocchia e dell'oratorio. Com’è importante ricevere proposte! La Bellezza e la Verità hanno mani e piedi, hanno occhi e orecchie, abitano lo spazio delle relazioni. L’Amore apre cantieri, ripara le strade, costruisce ponti e scova le risorse presenti in ognuno. Sono molto grato ai professori e agli amici con cui condivisi l’esperienza di interrogare la vita e indagarne il senso: tutto questo mi convince del fatto che nel cammino di crescita di un ragazzo faccia la differenza incontrare adulti in ascolto (serio, affettuoso e non giudicante) e coetanei affidabili con cui esplorare la vita. Così tra le pagine delle Confessioni di Sant’Agostino e quelle del Vangelo, nel servizio in oratorio e nella preghiera personale mi sentii toccato dall’amore di Dio e sorpreso da un’idea che – fino a quel momento – era stata impensabile: “E se diventassi prete? Mi proponi questo, mio Dio?”.

Dopo la maturità entrai in seminario e a 24 anni fui ordinato sacerdote della diocesi di Torino. Dopo una prima esperienza di tre anni come viceparroco nella parrocchia di Maria Speranza Nostra (Barriera di Milano, Torino), ho trascorso 13 anni nelle comunità del Seminario: prima come vicerettore in Seminario Maggiore e poi come rettore di Casa Pier Giorgio (che comprende il Seminario Minore e la Comunità Vocazionale della Propedeutica). Impegnato dal 2000 nella Pastorale Vocazionale, ho ricoperto l’incarico di direttore del Centro Diocesano Vocazioni dal 2009 al 2016 e continuo attualmente il servizio di direttore del Centro Regionale Vocazioni.

Dal 2015 condivido l’incarico di direttore dell’Ufficio di Pastorale della Famiglia con gli sposi Luca e Ileana Carando, con cui camminiamo insieme nell’amicizia e nella fede fin dagli anni dell’adolescenza. Iniziare questo ministero mentre la Chiesa celebrava il Sinodo sulla Famiglia e Papa Francesco ci regalava l’esortazione apostolica Amoris Laetitia è stato per noi motivo di grande entusiasmo: oggi tutta la Chiesa è chiamata non solo a rinnovare la consapevolezza del ruolo centrale della famiglia ma a farne una potente immagine della sua natura. Particolarmente, la parrocchia è invitata a riconoscersi come famiglia di famiglie, casa tra le case che rivela la prossimità di Dio ad ogni vicenda umana, chiesa in uscita che ha le porte aperte e fa il primo passo per andare verso gli altri. Sono grato per l’invenzione della parrocchia: prima di tutto in quanto io stesso parrocchiano della comunità della Collegiata di Carmagnola, che mi ha cresciuto e regalato il senso dell’appartenenza a Cristo. In seguito, ho incontrato la comunità di Santa Caterina da Siena (Vallette, Torino), che mi ha trasmesso i suoi doni durante il tirocinio pastorale in Seminario; quindi Maria Speranza Nostra (che fu l’incubatrice dei primi anni di ministero) e infine la comunità di borgo San Michele (Carmagnola), con cui ho condiviso soprattutto la liturgia domenicale durante gli anni dedicati al servizio di educatore dei seminaristi e dei ragazzi in Seminario e presso Casa Pier Giorgio.

Proprio nell’accompagnamento dei giovani ho condiviso con molti amici e collaboratori la necessità di dare forma a contesti educativi che esprimessero il volto uno e plurale di una Chiesa-famiglia, in cui la ricchezza delle vocazioni e l’amicizia tra persone adulte desse forma a uno spazio disponibile all’accoglienza dei ragazzi, prendendo sul serio le loro aspirazioni. Casa Pier Giorgio e le iniziative di pastorale vocazionale (che oggi continuano a Pianezza) nacquero da questa intuizione: adulti, famiglie, sacerdoti e consacrati possono fare fronte comune, mettere insieme le proprie risorse, condividere doni e carismi per offrire ai giovani un terreno fertile alla loro crescita umana e spirituale. Attraverso la formula delle Settimane comunitarie vocazionali, del percorso de I 4 Amori, degli Esercizi Spirituali, degli Incontri sulla Parola e delle iniziative condivise con la Pastorale dei Giovani e la Pastorale degli Universitari abbiamo provato ad educare alla vita buona del Vangelo, scommettendo sulla differenza e la complementarietà delle vocazioni, dei linguaggi e delle competenze. In questo ambito, sviluppando feconde alleanze con insegnanti, educatori e psicologi, ho intrapreso un itinerario formativo presso il Centro Milanese di Terapia Familiare (Cmtf) diventando counsellor professionista a indirizzo sistemico relazionale e svolgendo il mio tirocinio prevalentemente come consulente familiare presso il Punto Familia. Il percorso di studi in Teologia Spirituale, che sto affrontando presso la Facoltà Teologica di Milano, mi ha ulteriormente offerto la possibilità di approfondire il rapporto tra accompagnamento spirituale e counselling, oggetto della mia tesi presso il Cmtf, nell’intento di lavorare – tra differenze e alleanze – su possibili margini di integrazione.

Dal 9 ottobre 2016 sono parroco di Maria Regina Mundi a Nichelino, ritrovando inaspettatamente un certo numero di giovani e famiglie che avevo conosciuto a Casa Pier Giorgio, inserendomi nel cordiale quartiere della Crociera, nella sua storia di immigrazione e di evangelizzazione, nel patrimonio di fede e di vita cristiana che per la guida dei suoi parroci don Francesco, padre e fondatore della parrocchia, e don Antonio, che ne ha raccolto il testimone, ha coagulato in questi decenni l’esperienza di una comunità cristiana ricca e vivace, grazie al contributo delle famiglie e dei volontari (e delle consacrate che sono state in passato tra noi, dalle Povere Figlie di San Gaetano a Viviana) che nei vari ambiti continuano il proprio impegno creativo e generoso. A Regina Mundi ho trovato una casa accogliente e piena di calore!

La stessa Unità Pastorale di Nichelino (Up 55) sta costruendo da alcuni anni un percorso importante di integrazione e comunione delle risorse perché emerga il volto unitario della comunità cristiana presente in città, interagente con le istituzioni, le scuole e i servizi del territorio. La Scuola dell’Infanzia e il Nido sono un altro gioiello della Parrocchia, che oggi riflette – anche attraverso gli ampi spazi dell’Oratorio – su come continuare ad aprire strade nuove di dialogo e di annuncio con il quartiere e le famiglie, i giovani e gli anziani, le persone in difficoltà materiale e spirituale perché, guidati dallo Spirito Santo, continui a crescerela consapevolezza della nostra identità ecclesiale: comunità dei discepoli missionari. Con il Diacono Ezio e il Consiglio Pastorale Parrocchiale condividiamo in questo momento la sfida di metterci in ascolto delle esigenze della comunità perché nessuno si senta lontano e, anzi, tutti possano sentirsi chiamati ad offrire il proprio contributo come co-protagonisti dell’evangelizzazione non solo nei perimetri fisici della parrocchia ma in quelli esistenziali che coincidono con gli ambienti dove le persone vivono, amano, educano, lavorano, affrontano il disagio e la malattia, sbagliano e si rialzano, sono lievito del Vangelo qui ed ora, senza rinunciare mai allo sguardo cattolico che considera la Chiesa e la comunità umana nella sua interezza: dalla Crociera alla Chiesa diocesana, dal nostro Oratorio ai contesti missionari. Grazie al lavoro della nostra Conferenza di San Vincenzo, il servizio che per molti anni ci ha regalato don Richard e la sensibilizzazione di molte associazioni (senza dimenticare il contributo che Sr Jola diede in Up, continuato oggi dalle consorelle della Congregazione delle Suore Missionarie di San Pietro di Claver) siamo continuamente incoraggiati a camminare con il ritmo salutare della prossimità, nel desiderio che ogni persona possa trovare in Cristo il senso del suo passo in questo mondo. Giorno dopo giorno, un passo alla volta, ci proviamo tutti insieme.

Qui l'intervista rilasciata a Nichelino Comunità

Diacono EZIO CAMPA

Mi chiamo Ezio Campa e ho 58 anni. Sono sposato da 35 anni con Maria Grazia e siamo genitori di Ilaria e Lorella.
Abitiamo a Nichelino da una ventina d’anni e facciamo parte della comunità parrocchiale di Maria Regina Mundi. Sono stato ordinato diacono il 16 novembre 2008 e sono contento di questa grazia che è entrata, prorompente e immeritata, nella mia vita.
Non ho effetti speciali da raccontare, la mia è una storia semplice, come tante altre, ma c’è un filo conduttore in questa storia che è speciale più di ogni effetto speciale, che è scandalo e stoltezza come dice S.Paolo, che è elemento di rottura di fronte al quale ogni storia, anche la mia, diventa una meravigliosa storia d’amore, una grande storia. Anch’io posso dire come il salmista:

“Benedetto il Signore. Il suo amore per me ha fatto meraviglie”.

Il mio cammino di fede, iniziato in età giovanile, non è più terminato e forse non terminerà mai. Ho conosciuto tante persone buone che con la loro testimonianza mi hanno insegnato poco alla volta lo stile del servizio che il Signore stesso ci ha mostrato: “quello che ho fatto io, fatelo anche voi: lavatevi i piedi a vicenda”.
Questo servizio possiamo chiamarlo anche diaconìa ed è un dono di Dio perché solo attraverso l’amore fraterno arriviamo alla comunione con Dio e quindi alla pace interiore, alla nostra perfetta realizzazione come persone.
Il percorso di fede, con il passar del tempo, ha lasciato nella nostra famiglia un segno indelebile che costituisce l’unica vera ricchezza che possediamo.
E con questa e per questa stessa fede che abbiamo accolto la proposta del diaconato permanente che don Antonio Bortone, che allora era il parroco di Regina Mundi, mi fece una sera di 15 anni fa.
Interpretai quella proposta come un nuovo atto d’amore di Dio nei miei confronti, segno che ancora il Signore non si era stancato di me.
Mi rendevo conto che ero e che sono oggetto di un amore che previene sempre, Dio gioca d’anticipo, Lui ci ama per primo!
Penso che la vocazione sia proprio questo: una chiamata, un atto d’amore generoso di Dio, a cui segue una nostra risposta balbettante.

E la mia risposta fu affermativa…

A volte nei momenti di riflessione mi chiedo il perché di quanto è successo: Perché proprio io? Perché il ministero ordinato? Non basta essere dei bravi laici?
Di fronte a queste domande viene in soccorso una frase ripresa da Mons. Fiandino in un incontro con i diaconi qualche anno fa: “La domanda che deve porsi il cristiano, il diacono, il sacerdote, il vescovo, non è ‘perché lo faccio?’, ma ‘per chi lo faccio?’”. Se non lo faccio per la mia affermazione, ma lo faccio per il Signore perché sia riconosciuto, ringraziato, capito, incontrato, allora si costruisce la Chiesa e Lui mi ripagherà con il centuplo, e colmerà di pace il mio cuore.


Cosa vuol dire essere DIACONO?

La parola Diacono deriva dal greco “diaconìa” che significa ministero/ministro o servizio/servo.
Attraverso l’imposizione delle mani lo Spirito Santo discende su di lui, che diventa un Ministro Ordinato. Senza essere Sacerdote non è laico e senza essere laico non è sacerdote. Diciamo che il Diacono è una figura situabile al centro, tra il laico ed il Sacerdote ma non necessariamente intermedia e con una sua funzione specifica.
Egli, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati. Più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato ed ha una sua professione. Egli non è “un semplice laico”: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il Vangelo e può tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un Ministro di Cristo a tutti gli effetti.

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